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01/03/2012
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Intervista ad Alberto Masetti Zannini

interviste

Alberto Masetti Zannini è social innovator e co-fondatore del progetto “The Hub Milano”.

L’8 novembre 2011 ha moderato l’incontro “consigli per vivere meglio consumando di meno” che si è tenuto tra Cristina Gabetti e Andrea Poggio all’Eco Bookshop di Valcucine.

Ci consiglia questo libro: Where Good Ideas Come From: The Natural History of Innovation”  di Steven Johnson

 

L’innovazione sociale è un concetto di cui, per lo meno in Italia, si è iniziato a parlare abbastanza recentemente. Tu come sei arrivato a scegliere questa strada?
Mi sono laureato in storia contemporanea poi per passione ho iniziato a lavorare nel settore del no profit, mi sono sempre interessato a iniziative che potessero migliorare la vita delle persone e del pianeta, ho sempre voluto diventare un “aid worker”. Per molti anni ho lavorato nel campo della cooperazione internazionale soprattutto con i paesi in via di sviluppo e nei progetti su cui ho lavorato con ong internazionali mi sono sempre domandato come si potesse tenere in piedi un sistema che è basato su finanziamenti esterni anche quando questi finanziamenti fossero easuriti. Così sono approdato al mondo dell’imprenditoria sociale, intesa come dei modelli imprenditoriali, legati al mercato, che possano generare impatti positivi sulle persone e sul pianeta. L’impresa sociale mi ha poi avvicinato al mondo dell’innovazione sociale, perché molti dei casi di impresa sociale che mi sono trovato ad analizzare riguardavano imprese che usavano modelli molto innovativi per risolvere i problemi delle persone, che usavano la rete e le nuove tecnologie di sviluppo e che avevano un impatto reale sulla vita delle persone.

Qualche esempio di innovazione sociale in Italia e all’estero?
All’estero c’è un progetto che è stato recentemente lanciato dal Presidente della commissione Europea Barroso, che si chiama hiriko, progetto promosso da un’organizzazione basca che si occupa di mobilità sostenibile, che ha però anche un impatto sociale importante. Si tratta di una macchina elettrica 2 posti che loro hanno disegnato e sviluppato che ha l’intento di diventare il corrispettivo del bikesharing nell’ambito della mobilità auotomotive elettrica, un carsharing urbano. La differenza sta nel fatto che il progetto prevede che le amministrazioni comunali acquistino il diritto di produrre il modello hirico all’interno delle proprie città, e le fabbriche di produzione dell’auto verranno inserite in contesti cittadini socialmente deprivati e difficili, creando quindi posti di lavoro per gruppi
svantaggiati e creando anche un indotto economico intorno a questa fabbrica che genera benefici economici sulla città.
In Italia un bell’esempio è La Fabbrica del Sole, un’azienda di Arezzo specializzata in energie rinnovabili che ha scelto di investire in innovazione e sviluppo dell’idrogeno come fonte di energia pulita per le comunità. E’ la prima azienda che ha sviluppato un sistema di
“idrogenodotto” con la città di Arezzo per fornire alcune parti della città con il combustibile pulito. E’ anche una realtà innovativa perché non si è fermata qui, ma ha cercato di variare l’offerta e implementare la sua attività sviluppando anche sistemi off grid, ovvero staccare le nostre case dai sistemi energetici tradizionali e creare dei sistemi di autoproduzione energetica e gestione di alcuni rifiuti, per esempio gli scarichi d’acqua, in un pacchetto facilmente accessibile.

Secondo te in questo momento di crisi quali sono gli ambiti dove l’innovazione sociale potrebbe fare la differenza e creare sviluppo?
Qualunque ambito. Quando c’è una crisi in un sistema si creano anche delle opportunità per ripensare alle cose che non funzionano, per provare a farle meglio o a farle in un modo diverso. In questo contesto tutti i soggetti, da quelli privati ai pubblici ai no profit, possono
guardare all’innovazione sociale per poter fare meglio a un costo inferiore quello che facevano prima.

Come si diventa oggi degli innovatori sociali?  
Non so se tutti riescono a diventare innovatori sociali: sicuramente dentro ciascuno di noi c’è il potenziale di esserlo, ma spesso quel che manca sono gli strumenti per trasformare un intuito in qualcosa di più fattibile. A volte mancano i finanziamenti, ma non solo, a volte mancano anche le reti di contatti, di conoscenze e di collaborazioni che si possono attivare per aiutare ad emergere, e questo è quello che impedisce alla maggior parte di innovatori sociali di decollare, ragione per cui fondamentalmente è nato the hub. In generale comunque, chiunque abbia passione sociale ed ambientale, un minimo di creatività e di spirito di intraprendenza può diventare un innovatore sociale.

Pensi che essere degli innovatori sociali oggi possa rappresentare anche un lavoro o resta ancora in un ambito di passione e ideale?
Sicuramente può diventare un lavoro, nel momento in cui all’innovazione sociale si
sovrappone un’ottica di imprenditoria sociale. L’innovazione sociale può avvenire in tutti i
livelli, settore pubblico no profit mondo dell’impresa, però il binomio che funziona meglio è quello dell’innovazione sociale nel contesto dell’impresa sociale. Da questo punto di vista ci sono per fortuna già tanti esempi di imprese sociali innovative che generano lavoro e ritorni economici.

Tre parole chiave che per te definiscono la sostenibilità.
Durabilità, impatto e scalabilità, nel senso che un’iniziativa sostenibile oltre che durevole e di impatto positivo deve poter essere replicata da altre parti oppure deve potersi ingrandire e incrementare il suo impatto. Finché resta piccola può essere molto preziosa ma alla lunga non sarà sostenibile.

 

ALBERTO MASETTI ZANNINI. Social innovator e co-fondatore del progetto “The Hub Milano” incubatore di idee ad alto impatto ambientale e sociale.

Dopo la laurea alla London School of Economics e un anno al “The Hub” di Londra, Masetti Zannini esporta a Milano il progetto.
Primo nodo italiano di un network di portata internazionale, “The Hub” crea spazi di lavoro e incontro per chi s’identifica con un nuovo modello di economia e società e pone i bisogni dell’uomo e del pianeta al centro del proprio lavoro.

Valcucine

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